Retrogaming, siamo sicuri di saperlo riconoscere?

10 gennaio 2015 di Migliofsteel

Wow! Siamo nel 2015!

Questo è un anno molto importante nella cultura pop e non va sottovalutato.

Secondo Alan Moore e David Lloyd, il partito “Fuoco Norreno” sale al potere nella terra d’Albione, instaurando un regime totalitario nemico delle opposizioni politiche e delle minoranze.

V for vendetta

Un bambino depresso con un padre sadico viene messo alla guida di un robot gigante costruito con l’unico scopo di distruggere mostri alieni

Neon Genesis Evangelion

-Marty McFly e Doc. Brown “appaiono” dalle parti di Hill Valley, California.

 Ritorno al Futuro parte II

Insomma, come avrete ben capito, dal primo gennaio 2015 siamo diventati gli “Uomini del domani” che tanto sognavamo. Ma se oggi è domani e ieri è un’altra cosa, come facciamo a capire cosa è davvero passato e cosa non lo è?

Non ci avete capito nulla, vero?

Ebbene, dovete sapere che questa è la domanda che si pone ogni giorno un appassionato di retrogaming. Cosa può essere definito “retro” e cosa no? Non esiste una risposta certa ma, grazie a questo articolo, analizzeremo alcune delle scuole di pensiero più accreditate.

Uno dei metodi più utilizzati per suddividere i videogiochi in “retrò” e “moderni” è sicuramente quello del limite fisso, ovvero stabilire un limite temporale e\o tecnologico oltre il quale nessuna opera può essere definita “retrogame”.

Per quanto possa sembrare un metodo barbaro degno dell’Attila degli anni migliori, paradossalmente il limite fisso è forse il metodo più pratico in assoluto, poiché semplifica a livello elementare la catalogazione dei videogiochi e permette ad ogni gruppo di retrogamers di crearsi una propria identità videoludica.

Uno dei limiti temporali più utilizzati è il 1994, ovvero l’anno in cui è stata lanciata la Playstation, poiché essa ha riplasmato il concetto stesso di videogioco portandolo a quello che ancora oggi utilizziamo.

Come limite tecnologico invece è la sesta generazione videoludica ad avere più “seguaci”, essendo l’ultima generazione (quasi) totalmente priva di servizi online di massa.

L’unica grossa pecca di questo sistema è che ogni tanto ha bisogno di essere aggiornato poiché con il trascorrere del tempo si rischierebbe di trasformare il limite ideologico in un’inutile barriera priva di significato.

Per questa ragione, nel corso degli anni si è fatta strada un’altra teoria, ovvero quella del limite variabile.

Questo metodo non si basa su avvenimenti concettualmente importanti o motivazioni etiche per creare la linea di demarcazione tra retrogaming e gioco moderno, poggiandosi piuttosto su numerazioni fisse dettate dai gusti personali e dal buon senso.

Il limite variabile maggiormente utilizzato è quello delle due generazioni, ovvero che considera retrogaming tutto ciò che è stato prodotto fino a due generazioni prima di quella attuale (attualmente quindi coincide con la sesta generazione).

Il maggior punto di forza del limite variabile è il continuo aggiornarsi del limite stesso e la discreta praticità di utilizzo. Proprio per questo motivo molto spesso viene utilizzato dagli organizzatori di eventi legati al retrogame per selezionare i titoli da presentare e per coprire il più vasto bacino d’utenza possibile.

Sia il metodo a limite fisso che quello a limite variabile soffrono però di eccessiva rigidità nel valutare l’ambiente videoludico che, invece, è sempre stato molto dinamico.

Per questo il metodo più preciso è sicuramente il metodo ponderato che utilizza una serie di filtri in modo da poter distinguere un retrovideogioco anche in situazioni limite.

Vi faccio un esempio:
Il gioco “Migliofsteel” è stato pubblicato nel 2007, può essere definito un retrogioco nonostante abbia solo otto anni? Per rispondere a questa domanda, dobbiamo darci dei criteri di scelta che faranno da filtri e ci assicureranno un buon risultato.

La piattaforma di gioco di Migliofsteel è ancora in commercio?
Supponiamo che Migliofsteel sia uscito per Ps3, quindi si.

Il sistema di gioco di Migliofsteel viene ancora utilizzato?
Supponiamo che Migliofsteel 2 utilizzi un sistema di gioco diverso dal primo Migliofsteel, quindi no. (e per me qui è già un un retrogame  nonostante sia un gioco per Ps3 )

E così via, ponendosi delle domande che diventano filtri in grado di aiutarci a trovare giochi che rispettino la nostra sensibilità retrovideoludica.

L’enorme pregio di questo metodo, appunto la flessibilità, è però anche il suo peggior difetto, ovvero la TOTALE SOGGETTIVITÀ. I filtri che ho usato io potrebbero essere totalmente differenti da quelli che utilizzerebbe qualsiasi persona e, di conseguenza, non è detto che quello che per me è un retrovideogioco lo sia anche per il mio vicino di casa.

In conclusione, non esiste un metodo veramente preciso per valutare se un videogioco appartiene o meno al mondo retrovideoludico, esistono solo idee, concetti e valori di un popolo di appassionati che mettono anima e corpo al servizio e in difesa di una passione comune che è il videogioco.

Qualsiasi metodo utilizziate per definire il vostro “io retrovideoludico” ricordatevi però che l’importante è divertirsi, il resto viene dopo.

 

***Ringraziamenti***
L’idea da cui è nato questo articolo mi è venuta leggendo una pubblicazione di Fabio Beretta sul suo blog MegaFeb incentrata sull’appartenenza della prima Playstation al mondo del retrogaming, vi lascio quindi il link all’articolo:  http://megafebvgblog.blogspot.it/2014/12/il-sottile-confine-del-retrogaming.html

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