Andy Warhol: pioneering digital art on Amiga 2000

30 Gennaio 2021 di ejan

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Se vi dicessero che esistono almeno una ventina di originali Warhol che quasi nessuno ha mai visto, ci credereste? E se in aggiunta si scoprisse che si tratta di opere in pixel art?

Sembra incredibile che esista ancora qualcosa di sconosciuto di uno degli artisti più documentati e maggiormente acclamati dalla cultura di massa e dai media, eppure è tutto vero. Il data mining che ha permesso la scoperta di tutto ciò si deve al lavoro di squadra svolto dall’artista e programmatore Cory Arcangel e dall’Andy Warhol Museum.

Copertina del numero di Amiga Magazine che vede protagonista Andy Warhol.

LA SCOPERTA

Negli archivi sterminati dell’istituzione infatti, era da molti anni -dal 1985 per essere precisi- custodito un ormai preistorico floppy disk, sul punto di usura, contenente dei disegni realizzati da Warhol in persona in occasione dell’inaugurazione del Commodore Amiga 2000, tecnologia fra le più avanzate all’epoca.

Questo hardware permetteva infatti, a differenza del primo prototipo di Mac, di visualizzare 4096 colori, condizione essenziale per attirare e permettere di lavorare al genio della Pop Art.

L’interesse fortissimo suscitato in Cory Arcangel, catturato da questa storia e l’enorme lavoro svolto da ingegneri e hacker che per ore hanno lavorato pazientemente sul disco rigido, hanno permesso di estrapolare quel contenuto rimasto nell’oblio per più di vent’anni.

Andy Warhol, Venus, 1985.
Amiga 2000 digital painting

La prima emozionante immagine scaturita dall’immenso sforzo di decrittazione è una versione della Venere del Botticelli… con 3 occhi! Realizzata con una tecnica erede del pointillisme Chevreuliano, trasposto però in pixel, esibisce in maniera destabilizzante il talento quasi imbarazzante di Warhol, al suo esordio con la tecnologia, in un mondo che ancora digitalizzato non era. Non a livello popolare, almeno. I primi personal computer stavano infatti appena iniziando a diffondersi a macchia d’olio.

Oltre alla straordinaria manualità e capacità d’invenzione di Warhol riconosciamo anche una dose di ironica presa in giro dell’arte istituzionale che contraddistingue l’artista statunitense.

DEBBIE HARRY

Alla premiere del nuovo computer, l’artista si è dilettato in una dimostrazione (pagata) delle potenzialità creative di Amiga 2000, ritraendo in diretta Debbie Harry, cantante dei Blondie e sua storica musa.

Andy Warhol, Debbie Harry portrait, 1985
Amiga 2000 digital painting
Andy Warhol e Debbie Harry che osservano il ritratto in corso d’opera.

L’emozionante momento del revealing della cartuccia ha svelato il nome del programma utilizzato quel giorno da Warhol: GraphiCraft.

Lasciando in ammirazione e palpitanti le persone riunite in archivio, coscienti che in ogni momento il lavoro potesse andar perso data la sua fragilità, sono emersi circa una decina di file, alcuni da subito riconoscibili dato il loro nome “Campbells.pic”, “Marilyn1.pic” o “flower.pic”.

Andy Warhol, Flower, 1985.
Andy Warhol, Marylin, 1985.

Una scoperta emozionante, che getta ulteriore luce su un talento apparentemente senza limiti.

E ci fa domandare cosa avrebbe potuto realizzare se avesse potuto convivere ancora un po’ con la tecnologia in rapido, rapidissimo progresso.

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