Starving GOGO – Matador

16 Gennaio 2021 di Willy the Chip

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Starving GOGO è tornato con il suo nuovo album Matador!

In quel di Cremona c’è un pazzo e quasi leggendario musicista, oserei dire quasi come Jack Sparrow, che da molti anni produce viaggi psichedelici con il suo amato Game Boy e altri strumenti musicali.
Sappiamo bene che la musica e la creatività non hanno limiti. I suoni e i concetti, le macchine come strumento e le emozioni che ne derivano, tutto questo deve essere incanalato.
Starving GOGO prende quel toro di nanoloop per le corna e ci porta con lui in una dimensione semplice ma allo stesso modo sperimentale.

Ciao GOGO! Presentati e parlaci un po’ di te per chi non ti conoscesse già.

Ciao, sono Starving GOGO, all’anagrafe Flavio Bissolati. Classe 1991, nasco come cantante e negli anni mi evolvo in musicista polistrumentista, compositore di musica elettronica, sound designer e semi-docente di teatro.
Il progetto Starving GOGO nasce nel 2014 e da allora ho pubblicato una trilogia di concept album, un paio di EP, una soundtrack per un videogioco, qualche collab album e ho partecipato a svariate compilation di chiptune e micromusic.

Rispetto ai lavori precedenti, questa volta ti sei concentrato nell’uso di nanoloop e di altri strumenti elettronici, spaziando molto tra sonorità e mood diversi.
Come è stato concepito e modellato Matador?


Dopo aver pubblicato il mio ultimo album Ozymandias ho sentito di aver chiuso un capitolo della storia evolutiva del progetto. Di conseguenza ho sentito una forte necessità di cambiamento, sia come genere che come strumentazione. Per Matador ho optato per un approccio più semplice e diretto, niente concept e particolari retroscena intellettuali ma solo pura musica elettronica. Già avevo composto un brano con nanoloop mono, la seconda traccia del precedente album, e sono rimasto sorpreso dai feedback molto positivi che ho ricevuto. Per i primi cinque anni del progetto mi sono impegnato per utilizzare al meglio le possibilità compositive di FamiTracker, l’impatto sonoro di LSDj e ho sempre spinto sulla carica esplosiva che entrambi i software possono offrire. Forse avevo sottovalutato l’enorme potenzialità espressiva di un approccio all’apparenza più minimal come quello di nanoloop, dunque ho deciso di cominciare ad approfondire un metodo compositivo e un mondo di suoni per me quasi inesplorati.

La traccia che ti rappresenta o a cui sei più legato?


Ogni brano di questa release è un tutt’uno con le altre e contemporaneamente un mondo a parte, quindi in realtà non saprei. Posso certamente dire quali sono state le tracce più stimolanti da comporre, ovvero Cagodrago, brano sperimentale e quasi noise in cui ho rovinato il click channel di nanoloop mono, e A dark planet of awesome size, lit by no sun, la traccia conclusiva e più lunga dell’EP (nonché la più lunga che abbia mai creato in assoluto).

In questo disco, ma anche in altre tue tracce , non si può fare a meno di notare l’uso di campioni vocali, scratches, vocoder ed altre tecniche musicali, cosa che denota la tua ecletticità e qui una domanda sorge spontanea: quali sono le tue maggiori influenze?


In una parola: tutto.
Mi piace e mi viene naturale trarre qualcosa da un po’ tutte le esperienze sensoriali che mi capita di vivere. Musica, film, videogiochi, arti grafiche, illustrazioni, libri, qualsiasi cosa.
Per esempio di recente ho provato il desiderio di comporre qualcosa che assomigli ai manga di Junji Ito.

La parte visuale nella musica elettronica in generale è molto importante, ovviamente anche nella musica chiptune, sia nei live che nella scelta delle grafiche per l’artwork del proprio disco; anche questa volta hai affidato il lavoro ad Ester Mozzanica (@ester_mo), perchè hai deciso di lavorare nuovamente con lei? Come è nato il concept di Matador?


Ester oltre ad essere mia partner nella vita di tutti i giorni è da considerarsi un po’ come un secondo membro del progetto Starving GOGO.
Quasi sempre è la prima persona con la quale discuto la direzione dei miei lavori, mi confronto riguardo ai concept, testo l’efficacia delle idee. È anche la prima ad ascoltare i brani, spesso a partire dalla loro prima stesura, passando per il pre-mix fino alla versione master, ed è testimone diretta di ogni fase della lavorazione di un mio prodotto.
È autrice del meraviglioso logo geometrico e dell’artwork di ogni release (escludendo l’EP lo-fi くまeverlasting). È un’artista straordinaria di cui mi fido ciecamente nonché una delle uniche persone in grado di capirmi alla perfezione sotto il punto di vista artistico. So che potrei sembrare di parte ma ci tengo ad assicurare che il mio giudizio è totalmente oggettivo e privo di qualsiasi coinvolgimento emotivo.
Per quanto riguarda i concept degli artwork cerco di lasciare sempre più libertà possibile a Ester per farla esprimere appieno e senza grandi vincoli. Per Matador volevo proprio essere stupito e le ho lasciato totalmente carta bianca. Non avendo alcun tema da cui partire il processo creativo è stato duro ma estremamente soddisfacente. È probabilmente la mia copertina preferita.
Detto ciò ci sono altri artisti con cui mi piacerebbe collaborare – Turbogamma, m7kenji, Raquel Meyers, Bolcoantes per citarne alcuni – ma credo che Ester resterà sempre la mia prima scelta.

Hai ormai parecchi anni di attività alle spalle, tanto che nel 2019 sei stato invitato a suonare ad uno se non il più importante festival chiptune internazionale (Square Sound Festival Tokyo) dove erano presenti anche tuo fratello <DIR> RICHTER e Kenobit.
Raccontaci di questa esperienza in quanto tra i pochi che hanno rappresentato il paese in un evento di questa rilevanza.

È stata un’esperienza meravigliosa. L’anno prima ho avuto l’onore di suonare al leggendario Cafe la Siesta di Kyoto e già mi sembrava incredibile, ma ritrovarmi a suonare addirittura nella capitale e condividere il palco di uno degli eventi più importanti della scena con artisti favolosi come Defense Mechanism e Breezesquad e mostri sacri come YMCK e chibi-tech è stato come un sogno.
Ognuna delle quattro serate ha presentato lineup interessantissime, il pubblico è stato caldissimo e molto ricettivo, l’organizzazione impeccabile. L’aspetto migliore di eventi come questo è sicuramente l’opportunità di poter conoscere di persona gli altri artisti, assistere alle loro performance, scambiarsi direttamente commenti, impressioni e opinioni, imparare sempre qualcosa di nuovo e trarre ispirazione gli uni dagli altri. Certo sono tutte cose che si possono fare anche non necessariamente in presenza, ma l’emozione di vivere un’esperienza del genere in prima persona non è davvero paragonabile a nessuna interazione telematica.
Spero davvero che dopo il COVID, e soprattutto nonostante la dipartita della Cheapbeats, lo Square Sounds Festival tornerà, ancora più forte e migliore di prima.

Dal tuo punto di vista come si è evoluta la scena italiana da quando hai iniziato?


Ricordo che nel periodo in cui ho iniziato a produrre micromusic si sono fatte avanti moltissime “giovani leve” dando vita a quella che per un po’ è stata definita come la new wave della chiptune italiana. Ho condiviso il mio percorso di crescita soprattutto con IDecade, itspandaonair, Meru, 0r4, Frash e mio fratello <DIR> RICHTER e per qualche anno ho sentito come se stessimo crescendo tutti insieme come un solo organismo. Credo che ognuno sia stato di forte stimolo e abbia influito sul lavoro dell’altro proprio come in una squadra.
Negli ultimi anni mi rendo conto di essere stato un po’ assente e distaccato dal resto della scena ma ho comunque notato che molte persone si sono interessate al genere e hanno iniziato a giocare con i nostri amati strumentini. La cosa è certamente positiva ma, se posso permettermi una piccola critica, in pochi ho visto la stessa passione e volontà di mettersi davvero in gioco e provare a dare forma a un progetto artistico valido e solido. Insomma sono contento che ci sia dell’interesse ma vorrei più musica, soprattutto musica nuova e fresca che si distacchi un po’ da quel modo di fare chiptune “old school” che ormai credo abbia perso un po’ del suo appeal.

Come pensi che abbia influito tutta la situazione quarantena/lockdown per via del Covid-19 sul tuo produrre musica e vivere la giornata? E per quanto riguarda la scena?

Ho cercato di sfruttare al meglio tutto il periodo di lockdown dei primi mesi del 2020.
A Marzo ho finito di comporre e mixare Matador, ad Aprile ho prodotto completamente l’EP lo-fiくまeverlasting, e in generale, nonostante sia stato un anno caratterizzato da un continuo e fortissimo stress emotivo, ho dedicato quasi tutto l’anno allo studio, alla sperimentazione di nuovi suoni e strumenti e soprattutto al miglioramento di un po’ tutti gli aspetti della mia musica.
Ho comunque sempre l’impressione di non fare mai abbastanza. In un mondo di continue pubblicazioni di contenuti soffro molto la pressione e mi sento schiacciare da un senso di obbligo alla creazione, senza riuscire comunque ad arrivare ai risultati sperati e avendo perennemene la sensazione di essere in un vicolo cieco. Tutte queste cose nel 2020 si sono ingigantite e sto cercando di tenerle a bada al meglio delle mie capacità.

Per quanto riguarda la scena, durante lo scorso anno abbiamo assistito a grandi cambiamenti, a partire dalla chiusura del gruppo Chiptunes = WIN e dalla già citata dipartita della Cheapbeats, fatto che mi ha colpito più direttamente visto che era la label con cui ho pubblicato il mio album Ozymandias e che, fino a metà anno, pensavo si sarebbe presa in carico anche Matador. Sono emerse molte controversie e problematiche che nemmeno pensavo potessero esistere in quella che ho sempre considerato una scena estremamente accogliente e priva di dinamiche tristemente comuni ad ambienti più mainstream. Dalle ceneri di queste realtà sono nati svariati movimenti focalizzati soprattutto sull’inclusività e meritevoli di aver portato numerosi nuovi artisti ad emergere ed esprimersi.
Parlando del versante italiano, che ha sempre puntato su eventi e concerti per promuoversi, siamo sicuramente in una situazione di stasi a causa della pandemia. Le Sunday Jam organizzate da Micromusic Italy sono state un’operazione ottima e hanno dimostrato che è pieno di artisti di qualità e di un pubblico che ha fame di esibizioni e novità.
Spero vivamente che si torni presto ad una situazione più stabile che ci permetta di ricominciare a fare quello che sappiamo fare meglio: stupire e stregare un pubblico perlopiù ignaro con le nostre macchinette.

Dal momento che impieghi strumenti e programmi diversi, tracker compresi, quali sono quelli che prediligi?

Ho un rapporto di amore totale nei confronti della mia strumentazione, quasi fossero un’estensione dei miei arti. Diciamo che utilizzo un diverso setup per ogni diversa esigenza e, soprattutto nell’ultimo anno, ho iniziato a utilizzare più dispositivi insieme per venire incontro alle mie nuove necessità espressive.
L’amore per il Game Boy è ovviamente imprescindibile. Traggo sempre più gioie da nanoloop e credo che la mia sperimentazione procederà ancora a lungo a braccetto di questo magico software.
Il mio idillio con LSDj è andato un po’ scemando col tempo ma sto cercando nuovi metodi per utilizzarlo in modo creativo, quasi più come uno strumento che una piattaforma di composizione, come dimostrano i video in cui lo utilizzo in combinazione con il fantastico tubeless talkbox Electrospit ESX-1 per emulare il classico “effetto Daft Punk”.
Utilizzo sempre meno FamiTracker per comporre ma mi è stato utile innumerevoli volte come mezzo per il sound design. Dopotutto è stato il mio primo effettivo amore chiptune e spero di non abbandonarlo mai.
Per quanto riguarda gli strumenti “veri” ormai non posso più fare a meno del celebre OP-1 della Teenage Engineering, mio compagno di avventure da un paio di anni e continua fonte di ispirazione grazie alla sua estrema versatilità, sia dal punto di vista sonoro che performativo.
Da poco più di un anno mi sono cimentato nello scratch e cerco il più possibile di implementarlo nei miei lavori, non solo come elemento ritmico ma anche di sound design. Per farlo mi affido a un PT01 Scratch della Numark, anche se ci sono moltissime altre soluzioni sia analogiche che digitali che hanno stuzzicato il mio interesse. Ho scoperto che il mondo del turntablism è ancora più vasto di quello della micromusic.
Infine mi pare doveroso citare la DAW che utilizzo per tutti i miei lavori, ovvero Reaper.

Si sa che questo è uno stile ed un ambiente molto di nicchia, cosa pensi potrebbe far espandere questa cultura e la musica che la accompagna?

Purtroppo o per fortuna la micromusic non sarà mai mainstream. Figlia di filosofie undergound e spiccatamente punk è quasi “condannata” a non godere della visibilità dei generi più conosciuti. Ciononostante il periodo storico in cui stiamo vivendo potrebbe costituire un terreno piuttosto fertile per avvicinare nuove e insospettabili fette di pubblico. Durante tutto il 2020 sono stati organizzati molti eventi in streaming (le Sunday Jam alle quali mi riferivo prima tra i tanti) e alcuni hanno avuto anche un discreto successo. Purtroppo se c’è una cosa in cui sono veramente scarso sono le capacità comunicative, organizzative e di marketing, quindi non ho davvero idea di come fare ad attirare le persone. Nel piccolo ognuno di noi può fare qualcosa, come supportare e condividere il lavoro dei vari artisti il più possibile, ma la verità è che il buon lavoro e il supporto da soli non bastano. Dobbiamo anche fare i conti con una società bombardata di contenuti, perciò conquistarsi la curiosità e l’attenzione delle persone è sempre più difficile.

Ci sono degli artisti in particolare che stimi con cui collaboresti?

Il mio sogno più sfrenato sarebbe una collaborazione con Damon Albarn (Blur, Gorillaz) che ritengo essere una delle migliori menti compositive di sempre.
Mi piacerebbe anche comporre un beat per Little Simz, giovane rapper britannica incredibilmente dotata, o fare anche solo qualche rumorino per Justin Vernon (Bon Iver).
Stranamente non mi viene in mente nessuno in campo chiptune/micromusic, nonostante ci siano numerosi artisti che stimo e rispetto moltissimo. Ho sempre avuto un po’ di difficoltà a capire la logistica in una collaborazione di questo tipo. Mi è capitato solo una volta di lavorare a una traccia a quattro mani con LSDj, una cover di Car Radio (Twenty One Pilots) con la nostra mitica itspandaonair.
Se invece parliamo di collaborazioni che ho all’attivo nomino certamente gli Shiroi Noizu, trio di musica giapponese gestito e fondato da mio fratello, e i Sexy Young Producer, duo di musica totalmente eterogenea nato dalla stretta collaborazione di Starving GOGO e Il Pharaone, chitarrista, rapper, producer e compositore di elettronica.

Link al BandCamp di Starving GOGO:
https://starvingogo.bandcamp.com/

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